21 maggio 2008

Istantanee milanesi (I)


In una via stretta e lunghissima del quartiere in cui vivo c'era un edificio largo e basso di mattoni rossi.

Su un lato della facciata c'era scritto, in alte lettere rosse "LEGNAMI".
Ora al posto di quella scritta colorata ed imponente c'è un alto cancello di metallo a nascondere un cantiere.
Quando il cancello è aperto per consentire il passaggio dei camion e degli altri macchinari, come questa mattina, si può vedere che del magazzino di legname in disuso sorgono ancora le mura perimetrali.
Si legge ancora, a distanze regolari, una scritta fatta con un grande pennello e della vernice nera: "VIETATO FUMARE", come a ricordarne la vita passata.
E fa sorridere quel divieto, nel magazzino deserto, di uomini e di merce, sotto il cielo grigio e carico di pioggia.

Sui gradini dell'ultima rampa di scale che porta in superficie dalla metropolitana due uomini si incontrano. Uno, quello che scende le scale, è più anziano dell'altro e più sorridente, ha capelli grigi e vaporosi e veste in modo informale e comodo, è in pensione. L'altro è alto e slanciato nel suo abito scuro inappuntabile, porta occhiali leggeri e tecnologici, il viso lungo e appuntito rivolto verso l'altro in una smorfia che vorrebbe essere un sorriso di cortesia ma con il resto dek corpo impegnato nello sforzo di salire le scale in fretta, per correre al lavoro. Si stringono la mano, si scambiano un saluto che il più anziano vorrebbe forse meno frettoloso, mentre l'altro ha sul volto un'espressione di disagio, come al cospetto di un malato, e uno sguardo impaurito, come di chi teme di essere trascinato del vuoto dalla caduta di un altro o di essere risucchiato dalle onde dalla disperazione di un naufrago. Si separano, una forza misteriosa che li trascina in direzioni opposte.
Il giovane si allontana, turbato e nervoso come un bianconiglio moderno.

Interno di un ristorante sino-giapponese come tanti. Famiglie e coppie che mangiano ai tavolini nella luce soffusa del locale rinnovato nel nuovo stile di moda in città. Aspetto seduta su uno sgabello alto involtini primavera e ravioli al vapore. Accanto a me c'è un uomo, la pelle scura, i lineamenti orientali. Guarda con tenerezza dietro al bancone una donna con una bambina in braccio: la sua famiglia. La bambina ha circa quattro anni, sorride e abbraccia la madre, le accarezza i capelli raccolti in una coda corvina, con la goffa delicatezza dei bambini. Quando si avvicinano all'uomo, la bambina si protende verso di lui, per la sua dose di effusioni, guarda verso di me e mi regala il suo più bel sorriso sul suo piccolo volto aperto. Le parole che si scambiano, in una lingua a me sconosciuta eppure comprensibile, sono cariche di dolcezza e di affetto. Il gesto protettivo con il quale il padre sistema la maglietta sulla schiena alla bambina per coprirla meglio, quello con il quale la madre le sistema la molletta tra i capelli non hanno bisogno di chiavi culturali per essere interpretati. Sono i gesti della specie animale degli umani. Il calore di questa scena mi invade e non sento passare i minuti che mi separano dalla mia cena. A rovinare tutto non basta l'espressione indifferente ed arcigna di quell'altra cliente, troppo impegnata ad aspettare impaziente per riuscire ad accorgersi del mondo intorno a sè.

20 maggio 2008

Come una bambola

Non ne ho più parlato, ma il corso di Canto Jazz continua e ora siamo alle battute finali.
E con battute finali si intende "saggio", cioè esibizione in pubblico.
Degli otto allievi originari ne sono rimasti quattro più uno che si è aggiunto in corsa (questo qui ) e stiamo preparando il nostro programma su Duke Ellington.
Ci sarebbe molto da dire sul corso, su come stranamente assortita fosse la classe e su come, alla fine, siamo riusciti ad incastrarci bene nelle nostre diversità e piccole (a volte grandi) follie, su quanto divertenti siano stati spesso i nostri lunghi giovedì sera. Ma non è il momento dei bilanci.
Per ora mi pare di avere imparato parecchio sotto molti punti di vista e di aver imparato cose che non mi aspettavo.
La parte veramente divertente e delirante arriva ora, infatti, nel pieno rispetto dello spirito dei C.P.S.M., la nostra insegnante ha avuto l'idea di farci accompagnare dai pianisti del corso di piano jazz.
La relazione tra le due classi varia tra l'esilarante ed il surreale, a partire da quella tra i due insegnanti.
Logorroico battutista il pianista, serafica e tagliente la cantante.
Ne vedremo ancora delle belle, prima della fine (date previste per le esibizioni il 4 e il 10 giugno).
Io intanto, studio la mia Satin Doll.
(buon ascolto!)


19 maggio 2008

16.

14 maggio 2008

L'importanza dell'istruzione




"Io voglio capire le lettere, altrimenti qui mi fregano tutti!!!".

Edoardo - 3 anni e 2 mesi (mio nipote)

Riferito a tutti noi adulti che sappiamo leggere.


Il ragazzo ha già capito tutto...

13 maggio 2008

Belinerin Nandina (appunti da un weekend lungo) (III)

Questo lungo weekend ("santi numi ma che pena mi fate...") è finito in fretta.
Berlino, come era successo la prima volta, mi ha travolta con la sua energia, nonostante i giorni festivi, e con la sua vitalità, i suoi colori, la sua eterogeneità.
Ti siedi al tavolino di un caffè e guardi passare il variegato mondo che popola questa città che sembra non essere mai ferma.
Ieri, nell'assolato lunedì pomeriggio di Pentecoste berlinese mangiando una fetta di torta alle banane (un po' meno berlinese) gustavo gli ultimi momenti prima di ripartire.
La radio trasmetteva una di quelle canzoncine francesi senza pretese ma piacevoli, che ti entrano saltellando placidamente in testa, con grazia e leggerezza.
Allora, una volta tanto, per non perderla, me ne sono appuntata un verso per ritrovarla e, così, ritrovare la magia di quel momento di pace.

L'ho trovata e ve la regalo.




nota: la canzone si chiama "Je voudrais dormir" di Jeanne Cheral in duetto con Jaques Higelin

11 maggio 2008

Berlinerin Nandina (appunti da un weekend lungo) (II)


Berlino tra passato, presente e futuro. Dai mercatini delle pulci traboccanti di oggeiti vintage direttamente provenienti dalla DDR dei 70´s alla modernita´del vetro e dell´acciaio della cupola del Reichstag e della nuova Hauptbanhof, immersi nella nella rilassatezza dello stile di vita dei berlinesi, sdraiati sull´erba o in riva alla Sprea a prendere il sole, o seduti al tavolino di un caffe´leggendo il giornale, abilissimi nel godere di ogni singolo momento... In tutto questo mi sono anche abbronzata perché, chi l´avrebbe mai detto, da queste parti il sole é alto e caldo.

10 maggio 2008

Berlinerin Nandina (appunti da un weekend lungo) (I)

E gia´ che mi trovavo nei dintorni, stamattina sono andata a trovare Carlo e Federico.
Li ho trovati bene, anche se un po´scocciati dalla solita selva di fotografi e turisti...


08 maggio 2008

Che bella faccia, che bella faccia...


A commentare sta roba non ce la faccio proprio...

07 maggio 2008

la Spagna è lontana, anche nel cinema (di Ozpetek, Almodovar e Muccino)



Ieri su SkyMania hanno dato Saturno Contro.
Non l'avevo visto al cinema, perchè già m'ero vista le Fate Ignoranti e La Finestra di fronte (quindi avevo già dato) e perchè ne parlavano troppo bene e la cosa un po' mi puzzava. Mi puzzava anche un po' che le sole critiche sembrassero concentrarsi sui temi ricorrenti di Ozpetek e sul buonismo. Insomma boh, anche se si dicevano meraviglie di Ambra Angiolini (l'unica persona "nota" con la quale mi abbiano mai trovato una somiglianza) non ci sono andata. Però la curiosità m'era rimasta.
Così ieri sera me lo sono visto, comodamente sprofondata sul divano.

E a metà film avrei voluto avere dei pop corn da lanciare contro il televisore in segno di protesta. E alla comparsa dei titoli di coda ho esclamato "Ozpetek m'ha rotto le palle!".
No, perchè il problema non è affatto quello che si parla sempre di omosessuali.
Intanto non è vero. E poi non sarebbe un problema. E non è nemmeno il buonismo, questa atmosfera da grande famiglia di amici in cui tutti si aiutano e si vogliono bene e si dicono le cose in faccia perchè è così che fanno gli amici e cos' via.
No, il problema è che Ozpetek vorrebbe essere l'Almodovar de noantri (perchè di turco ha solo il nome) ma è nè più e nè meno che Muccino (Gabriele eh).

I suoi personaggi sono tutti belli, ricchi, colti, con belle case e lavori da paura e se non lo sono però hanno la chiave della felicità (vedi le Fate Ignoranti) e sono lì ad aspettare di insegnartela.
I temi sono volutamente "alti" (l'amore, l'amicizia, il tradimento, la morte!) ma alla fine non sono affrontati mai veramente. La carne, quella vera, quella che gode e che soffre (quella che genialmente Almodovar ha chiamato "tremula"), non c'è mai.

Dialoghi scarni, ma qualche buona battuta ("Ma anche lei è omosessuale..." "No, io no... io sono frocio" "E non è la stessa cosa?" " Sì, ma io sono all'antica" ) e anche qualche onesta riflessione da ricordare (come Angelica giustifica il suo mancato tradimento "non sopportavo di non essere la brava moglie, la brava madre, quella che fa sempre la cosa giusta"), qualche citazione (una camminata per strada di Isabella Ferrari che sembra richiamare l'ancheggiamento della Loren ancora un po' e faceva restare stecchita pure me),ma complessivamente poca emozione. Eppure gli ingredienti per farmi piangere e ridere per due ore c'erano. Niente.

La cosa veramente irritante è però un'altra.
L'autocompiacimento.

Troppo spesso si vede che una sequenza è stata girata per farsi dire "Bravo!".
Lunghe carrellate o primi piani ravvicinatissimi (preferibilmente di Stefano Accorsi che Ozpetek venera, perchè è riuscito a farlo sembrare bello quasi quanto ai tempi di Radiofreccia).
Una fotografia fatta di colori volutamente sgargianti e luci forti, ma senza mai osare, senza mai veramente avere il coraggio di colpire forte in faccia (tanto per tornare su Almodovar, avete presente la potenza della scena della corrida in "Parla con lei"? Ecco, non la troverete mai).
Ed infine l'uso un po' eccessivo della musica.
Per metà del film sembra di essere in un videoclip.

Personaggi assorti nei loro pensieri che camminano per strada, in casa, in campagna e musica di sottofondo. Però ho fatto la scoperta della splendida cover di Carmen Consoli di "Je suis venu te dire que je m'en vai" di Gainsbourg.

Ah, dimenticavo, Accorsi fa sempre il personaggio del totale pirla, cosa che gli riesce benissimo.

Ambra è veramente brava come dicevano.

La Buy, caso eccezionale, non urla.


Insomma, se sono arrivata fino alla fine del film è solo perchè volevo poterne parlare male senza sensi di colpa e perchè, bisogna ammettere che gli attori tengono insieme il film con la loro bravura. Fantastichini, Buy, Favino, Timi sono tutti credibili e inappuntabili.



Oh, che bello, mi sono sfogata (anche perchè non vorrete mica che parli delle uscite del nostro neo Presidente della Camera vero?)!


p.s. Ladolcemetà, fatto eccezionale, si è perfino lasciato andare ad apprezzamenti su Margherita Buy e Isabella Ferrari, starà invecchiando?

05 maggio 2008

Marche-ting


Sono posti come questo che ho appena lasciato per tornare nella mia amata e odiata Milano, chiedendomi, tra me e me, chi me lo faccia fare.
C'era uno slogan qualche anno fa.
L'avrete visto anche voi, in giro per l'Italia.
Diceva semplicemente "Tranquillamente Marche"
e una volta di più mi sono potuta rendere conto di quanto fosse vero ed azzeccato quello slogan.

30 aprile 2008

ecco, lo sapevo!

Nemmeno il tempo di salire in metropolitana e di frugare nella borsa e mi rendo conto di aver dimenticato il libro che ho appena iniziato a casa.
Mi attendono 4 ore di viaggio in treno verso le dolci colline marchigiane e non ho niente da leggere (la guida di Berlino tutta figure non conta).
E va be', vorrà dire che dovrò comprare l'ultimo Camilleri...

29 aprile 2008

"Ma che belle parole!"

Da Repubblica.it:

16:26
Royal: "Non perdersi d'animo"

"Mi dispiace molto di questa sconfitta, ma non bisogna perdersi d'animo". Lo ha detto, commentando il risultato delle elezioni politiche italiane, Segolene Royal, esponente di primo piano del partito socialista francese, in questi giorni in vacanza in Toscana.


Sono colpita!

Che parole indimenticabili! Che intensità! Che profondità!

Madame Royal, merci beaucoup!

...mi sa che la Sinistra, almeno come forza e originalità dei propri contenuti non è in crisi solo in Italia eh...


28 aprile 2008

Grazie Roma... (potrebbe anche essere ironico)

Con Diego Bianchi di solito non serve aggiungere niente.
E 'nfatti, nun aggiungo gnente.
Buona visione e buone risate, a denti stretti.

non è il momento di vivere, non ora...


Squilla il telefono.
Non sto facendo nulla di particolare.

Niente che non possa essere interrotto.

A chiamarmi è una persona amica che sicuramente mi fa piacere sentire.

Mi sento come invasa, quasi aggredita da quello squillo.

Lo sento inspiegabilmente inopportuno.
Non mi va di rispondere alle domande che probabilmente mi verranno fatte. L'idea magari di dover prendere una decisione su come organizzare il mio tempo nelle prossime ore così, su due piedi, mi urta.
Lascio squillare il telefono.

Ora non è il momento.
Richiamerò più tardi.

Forse.

Mi sono fermata un attimo, giusto il tempo di farmi raggiungere.
Poi si prosegue la visita della mostra.

Mentre aspetto mi passa davanti agli occhi.

E' identica ad allora, all'immagine che ho di lei nella memoria.
Forse perchè anche quando non eravamo che due ragazzine troppo mature per la nostra adolescenza lei era già la donna che sarebbe diventata.

Mi passa davanti a passo svelto.

Quanto tempo è passato!
Immagino di alzare la mano, di chiamarla, di provare a fermarla.

Ma quel gesto resta un pensiero.
Non è il momento.
Magari la incontrerò di nuovo dopo.
Come se "dopo" fosse più giusto di "ora".

Resto lì con la bocca aperta e nella mente l'immagine di me che chiamo l'amica perduta e casualmente ritrovata dopo tanti anni, ma senza riuscire a farlo.
Senza, forse, volerlo fare davvero.



Nella disordinata allegra folla intorno a me colori, forme, musica, voci, odori si mescolano.
Come d'istinto riconosco una sagoma e una voce davanti a me.

E' lui. Lo riconosco.

Sembra un incantesimo.
Come si fosse materializzato per magia davanti ai miei occhi.

Sembrano passati secoli dall'ultima volta.

O forse è solo che la mia vita non è più la stessa ormai.
E che ormai da tempo non lo cerco più tra la folla, nella speranza di incrociare il suo sguardo.
E mi farebbe piacere salutarlo.
Vorrei sapere di lui, dirgli di me, presentargli quella che sono diventata...

Ma non lo faccio.
Quando lo vedo voltarsi istintivamente fuggo il suo sguardo, mi nascondo.

Tutto mi sembra complicato, difficile.

Le frasi da dire, il probabile imbarazzo da superare.

Non è il momento giusto.
Non sono pronta.
Mi distraggo un attimo, rapita da questi pensieri.
Il tempo di pentirmi di una stupida fuga.
E l'apparizione è scomparsa.

Non ora,forse più tardi.

Sì, più tardi Quando sarò pronta. Se lo sarò mai... ... per vivere.

22 aprile 2008

letteratura e (è?) vita

E magari stai leggendo un libro che parla di pregiudizi e di luoghi comuni. Un romanzo che sta avendo un gran successo e fino alle ultime pagine ti chiedi come mai. Un libro che, pur con tanti difetti, ti fa riflettere su come le persone si nascondano dietro a quei luoghi comuni per poter essere sè stessse. In quel libro si parla di cosa può dividere ricchi e poveri, colti ed incolti, adulti e bambini, intelligenti e stupidi. Di quanto tutto questo sia umano e di come in fondo sono comodi i pregiudizi per non perdere le proprie rassicuranti certezze. E mentre lo leggi pensi che in fondo è una bella idea letteraria quella di una portinaia che si appassiona di cinema giapponese, si diletta di filosofia tedesca e ama alla follia la letteratura russa.

Poi vai al supermercato, e mentre sei lì che infili la tua spesa in un sacchetto, la cassiera si mette a parlarti di filosofia confuciana.
Luoghi comuni. Persone insolite.

17 aprile 2008

Spunto di riflessione



Questo video per chi ieri non avesse visto l'Infedele.
Sono state dette molte cose, molte cose interessanti, alcune anche un po' sconfortanti per il futuro del paese.
Questo filmato è solo una delle riflessioni sul possibile futuro della sinistra in Italia contenuta nel libro "il Mostro Mite" di Raffaele Simone.
Ancora una volta ieri Nichi Vendola però è riuscito a ricordarmi che la politica italiana sa parlare alto e sa vedere cosa è necessario fare (purtroppo però raramente sa farlo) e mi ha fatto sentire fiera di essere di sinistra (poco importano le appartenenze partitiche in questo momento di disfacimento).
E a deprimermi del tutto non è bastato nemmeno Salvini con la sua cravatta verde.

15 aprile 2008

The day after




Inutile continuare a girarci intorno, far finta di niente, trincerarsi dietro la delusione, l'incazzatura, la tristezza, lo sgomento.
Il risultato elettorale è fin troppo chiaro e bisogna farci i conti.

Alcuni fatti salienti:

1) il più banale: avremo un nuovo governo Berlusconi e questa legislatura, con elevata probabilità, durerà 5 anni (e sono lunghi). Dopo questi 5 anni il nostro paese non sarà migliore di prima. Perchè questa destra che si accinge a governare l'Italia non è una destra come le altre, non è una destra liberista che crede nel mercato, non è una destra che farà riforme difficili ma necessarie (e che un governo di centro-sinistra fa inevitabilmente più fatica a mettere in pratica). Non è una destra che, a costo di lacrime e sangue, alla fine rimetterà in sesto il paese. E' una destra populista, affarista e corporativa. Giustizialista con i deboli e garantista con i potenti. Arretrata, ignorante e razzista. No, mi dispiace, niente "dovuto rispetto" per l'avversario.

Tra 5 anni non starò meglio io, che non ho una casa di proprietà, nè la macchina e pago le bollette e l'affitto, magari avrò un figlio, non staranno meglio mia madre o mia nonna, che sono pensionate, nè mio cugino che si sta per laureare e dovrà cercarsi un lavoro in Sicilia, o i miei amici che a 30 anni hanno un contratto precario e uno stipendio che non consente loro di mantenersi da soli. No, noi non staremo meglio. E con noi non starà meglio il nostro Paese.

2) Il più triste: nel Parlamento italiano, da oggi, non è più rappresentata una forza di Sinistra (scusate, ma mi sono stufata di sentirla chiamare "estrema", "radicale", "antagonista": se il PD è centro-sinistra allora la SA rappresenta[va?] la sinistra). Con tutti i suoi difetti e nonostante gli errori che ha commesso la SA (dai quali però nemmeno il PD è esente) io trovo che questo sia un momento molto triste per il nostro paese. Non riesco proprio ad esultarne. Sarà che a me, il bipolarismo... mah...

Non solo non c'è un partito di Sinistra in Parlamento, ma non c'è un partito di chiara tradizione, Socialista o Socialdemocratica, come invece accade nella maggior parte dei paesi europei (persino in Francia!) , al suo posto abbiamo un partito degnissimo come il PD (l'ho votato, nonostante tutto, quindi un po' ci ho creduto e ci credo in questo progetto) ma che si ispira a tutt'altra tradizione, quella anglosassone, una tradizione lontana anni luce dal modo di pensare la politica e la rappresentanza italiano. Non siamo negli Stati Uniti (basti guardare i dati sempre comunque elevati di affluenza alle urne), non siamo la Gran Bretagna, e anche se a Walter piacerebbe, lui non è Kennedy, non è Clinton, non è Barak Obama e non è nemmeno Tony Blair.

Quindi, dicevo, siamo senza la Sinistra in Parlamento e con un PD che deve ancora trovare la sua identità. Spero che il PD (quindi Veltroni) si renda conto della grandissima responsabilità che ha nei confronti di chi, da sinistra, ha dato fiducia a questo progetto, e magari controvoglia, magari con tanti dubbi, ma provando a credere soprattutto nelle persone che si sono spese in prima persona in questo nuovo partito (detto per inciso Ivan Scalfarotto forse ce la fa - è il secondo dei non eletti, ma con Veltroni presente in più circoscrizioni potrebbe entrare in parlamento, per Majorino invece sarebbe già stato difficile se avesse vinto il PD, così... non avevo dubbi, peccato) . E' una responsabilità importante, sono aspettative che non vanno deluse. Spero che le parole che ho sentito dire ieri sera a Livia Turco "La sinistra italiana è nel Partito Democratico", siano vere e trovino sostanza in come il PD agirà all'opposizione.

3) quello che mi ha più sorpreso (e non dovrebbe): La Lega ha preso una valanga di voti. Ma proprio tanti. Un cittadino lombardo su 5 ha votato Lega. Quasi 1/10 degli italiani ha votato per un partito che solo due anni fa sembrava morto o quasi, per un partito populista (non popolare!), dichiaratamente razzista, apertamente avverso all'idea di unitarietà dello Stato Italiano. In Parlamento ci saranno decine di deputati e senatori che disprezzano le istituzioni sono stati eletti a servire. Che sono stati eletti puntando alla pancia e al portafoglio degli elettori, alla parte più bassa, più miserabile e più becera che c'è in chiunque di noi. Direi che non è un bel segnale per questo paese.

4) il meno sorprendente: il risultato delle regionali in Sicilia. Una nuova conferma e una nuova coltellata. Il 10% all'UDC fa venire i brividi, visto che UDC in Sicilia vuol dire Cuffaro. E non serve aggiungere nulla. Ma che non ci fosse speranza per la Finocchiaro non è una novità. Solo che, pensare che 2 siciliani su 3 hanno votato per Lombardo mi fa stare male, perchè mi fa pensare che non ci sia proprio nessuna speranza di rialzare la terra per la Sicilia. 5 anni di Berlusconi + Lombardo e la mafia non rimpiangerà più i "bei tempi" della DC palermitana palazzinara e collusa, che ha rovinato per sempre il volto dell'isola.

E quindi?
E quindi niente.
Non ci resta che piangere...
... o rimboccarci le maniche.
Di nuovo.

14 aprile 2008

riccioli d'oro

Erano dietro di me, sentivo le loro voci. Quando mi sono fermata ad una vetrina mi hanno superata
Camminavano davanti a me. Lui spingeva un passeggino, lei teneva per mano una bambina di circa tre anni, riccioli chiari fermati da poche mollette. Li ho seguiti per un tratto di strada.
Discutevano, come discutono tante coppie. Forse per cose futili, forse aggrappandosi a piccoli pretesti per dirsi cose più importanti. Ascoltavo, con poco rispetto della loro riservatezza, quello che si dicevano.
In verità era soprattutto lei a parlare e la sua voce si sentiva più chiaramente nel rumore del traffico e della gente che affollava la strada in quella tarda mattinata di sabato. Inizialmente mi è sembrato interessante quel battibecco, perchè sono curiosa e perchè mi piace cogliere qualche frammento di vita, al mio passaggiom, ascoltando, osservando... In particolare quella conversazione mi aveva attratta, forse per il piglio deciso di lei, l'aria un po' assente e un po' infastidita di lui. Non era una lite violenta e tutto sommato ci siamo trovati tutti in situazioni simili. Ma ad ogni risposta di lui, che però non riuscivo a sentire bene, la voce di lei si faceva più dura, più arrabbiata, più acuta e le sue parole meno spiritose e più cattive, più destinate a ferire.
Il passo un po' più svelto di lui, la rabbia malcelata con cui avanzava per strada spingendo il passeggino hanno cominciato ad infastidirmi così come l'insistenza di lei, la voglia di non mollare la presa, fino alla fine.
E non capivo perchè finchè il mio sguardo non si è fermato sulla bambina che lei teneva per mano.
Non potevo vedere la sua espressione, non potevo sapere se ascoltava oppure no, ma il suo passo leggermente trascinato, quella piccola testolina tonda coperta di riccioli, chinata in avanti, quasi ciondolante, si sono materializzate dentro di me con la stessa forza con cui lo fanno le lacrime prima di sgorgare.
E riuscivo solo a pensare, quasi fossi io quella bambina, "basta, basta, smettetela!".
E avrei voluto fermarli e dire qualcosa a quegli adulti così infantili.
Ma non ce l'ho fatta, continuavo a guardare quella bambina e a rivedermi in lei, finchè non ci siamo separati.
Mentre continuavo a camminare da sola in mezzo alla folla ho pensato che non ho un ricordo preciso, vero, concreto, delle liti tra i miei genitori, non ricordo cosa si dicevano, non ricordo nulla, ma, adesso so di ricordare come mi sentivo.

10 aprile 2008

indecisi di tutto il mondo, informatevi!

Mancano pochissimi giorni alle elezioni. Ci pensate?
Io a malapena mi sono resa conto del fatto che siamo in campagna elettorale (se non fosse per i cartelloni probabilmente farei ancora più fatica a realizzare che in effetti lunedì prossimo si deciderà chi governerà il nostro paese nei prossimi anni... ehm... diciamo mesi che è più credibile).
Gli indecisi sono ancora molti.
Sono anche molti quelli che non si riconoscono appieno in questo forzato bipolarismo (quasi bipartitismo) e che non sanno ancora esattamente se andare a votare o meno, e nel caso per chi votare.
La confusione è tanta.
La campagna elettorale piena solo di slogan e botta e risposta, e anche questo non aiuta affatto.

Qualcuno prova a venirci in aiuto.
Innanzitutto Lavoce.info che prova ad analizzare la probabile futura composizione della Camera dei Deputati in termini di percentuale di donne, giovani, incensurati, nuovi candidati etc.

Poi c'è un divertente editoriale di Sartori in prima pagina sul Corriere della Sera di oggi che parla di voto disgiunto come possibile voto di protesta.

A questo proposito il Messaggero un mesetto fa pubblicava un articolo contenente una tabella relativa ai diversi scenari possibili al Senato. Da questi calcoli sembrerebbe che, il voto alla Sinistra Arcobaleno al Senato in Lombardia (e se la SA arriva all'8% su base nazionale) sarebbe tutt'altro che un voto "non utile", anzi andrebbe a ridurre i seggi disponibili per il PDL che, in Lombardia, ha elevatissime probabilità di prendere il premio di maggioranza. Miracoli di questa legge elettorale delirante.

Insomma, non so quanto questi possa aiutare a decidere come votare (o addirittura "se" votare), ma in mezzo al can can di dichiarazioni, smentite, reazioni, indignazioni ed altre follie prova a dare un po' di concretezza a quel poco che, ancora, ci è concesso di decidere.

E speriamo che sia l'ultima volta che si vota con questa assurda legge elettorale.

E per finire l'augurio da incubo del grandie Zoro - Diego Bianchi.

09 aprile 2008

Della sincerità e del luogo comune


Basta, ho deciso. E' guerra aperta al luogo comune in tutte le sue innumerevoli e subdole forme. Per quanto mi riguarda prometto di fare la mia parte non lasciando più passare nel silenzio tutte le banalità, le ovvietà o peggio, sciocchezze che sento dire in giro come fossero perle di saggezza piovute dal cielo.
Niente più semplici scrollate di spalle o sguardi al cielo quando l'autore di tali capolavori dell'ovvio fa dono all'umanità del milionesimo e trito luogo comune. Se sono una rompipalle devo farlo a tempo pieno.

Così ieri ho iniziato rispondendo alla solita battuta sulla povertà di contenuti della politica americana detta con il senso di superiorità dell'europeo intellettuale (e dimenticandosi che un Barack Obama noi ce lo sognamo, nonostante si voti domenica...) e anche sulla trita frase "se mio figlio fosse gay l'unica cosa che mi dispiacerebbe è che è destinato a soffrire per le discriminazioni" detto con l'aria della donna moderna e progressista (ma non so di quale epoca), frase che non solo è falsa in generale, ma per di più è anche ipocrita.
Ah, già che c'ero ho provato anche a rispondere a qualcuno che diceva che "le liberalizzazioni non hanno fatto scendere i prezzi, ma solo spartire tra tanti quello che prima era di uno solo... meglio il buon vecchio monopolio", ma credo senza successo.

Però mi sono resa conto di una cosa, che per tener fede a questo mio impegno contro il luogo comune dovrei smettere di lavorare e dedicami alla mia missione 24h/24 7g/7, anche perchè sono circondata da veri professionisti nell'esternazione di ogni loro piccolo pensiero convinti che sia profondo ed originale...


Qualche finanziatore tra voi?